La tematica in oggetto è stata già presa in considerazione all’inizio degli anni settanta e solo recentemente è ricomparsa in varie pubblicazioni.
La tematica in oggetto è stata già presa in considerazione all’inizio degli anni settanta e solo recentemente è ricomparsa in varie pubblicazioni.
Dobbiamo subito dire che il periodo della vita salesiana del Primate di Polonia, card. August J. Hlond non è stato, finora, oggetto di uno studio monografico. Perciò non stupisce il fatto che il suo operato salesiano sia davvero poco conosciuto, se non addirittura ignorato.
Tra i sinodi un posto specifico occupa il sinodo plenario, che, secondo le norme del Codice di Diritto Canonico dell’anno 1917, riunisce i vescovi, i presbiteri e i laici ed è più vasto di una provincia ecclesiale, fatto con l’autorizzazione del papa, il quale tramite il Suo legato lo convoca e ne presiede i dibattiti. Il sinodo plenario comprende i vescovi delle provincie che hanno problemi comuni sotto l’aspetto pastorale, organizzativo o giuridico, e che collaborano nella realizzazione dei propri compiti.
La scelta educativa di Maria Domenica Mazzarello si presenta come il termine di un lungo itinerario formativo sulle vie dell’educazione, che approda ad un vero e proprio progetto e si concretizza in varie proposte orientate all’educazione integrale delle giovani. In essa confluiscono diversi elementi: il cammino di maturazione umana e cristiana di una personalità che possiede reali qualità di educatrice, l’influsso di figure significative nell’ambito della preventività, le condizioni storiche ed ecclesiali di questo particolare periodo dell’Ottocento italiano.
Il presente articolo consiste nella prosecuzione di un articolo precedente che si trova in “Ricerche Storiche Salesiane” 34 (1999) p. 150.
Nell’ambito degli studi sui Cattolici e la Resistenza, l’«esigenza di disporre di dati quantitativi e accertati e di una documentazione coeva e convalidata dagli opportuni riscontri, al fine di superare un’attività di studio molto spesso in larga parte ancora basata sulla memorialistica e sulla letteratura successiva», è stata recentemente sottolineata nel corso di un convegno nazionale organizzato dall’Istituto Sturzo; convegno nazionale che concludeva cinque convegni interregionali di studio, nei quali si era anche affermato che all’interno del mondo ecclesiastico era «stato fin troppo trascurato dagli storici il ruolo ricoperto dagli ordini e dagli istituti religiosi».
Senza dubbio i giorni di gloria delle opere educative sono stati generalmente ben promossi in vari periodici o opuscoli, scritti in occasione di giornate commemorative. Ma le prove che i responsabili di queste opere hanno dovuto affrontare sono rimaste molto spesso nell’ombra.
I salesiani polacchi si incontrarono per la prima volta coi loro connazionali dell’altro emisfero in Argentina, ed uno di loro, don Stanislaw Cynalewski (1866-1932), dedicò tutta la vita all’attività fra gli emigranti. Gli altri dello stesso gruppo solo sporadicamente poterono svolgere il loro servizio pastorale nella lingua della madre patria. Un loro maggiore impegno in questo campo incontrava grandi difficoltà da parte delle autorità della Congregazione, dal momento che allora “essere salesiani” equivaleva sovente ad “essere italiani”.
Il periodo preso in esame per questa ricerca ha come termine a quo la morte di don Bosco (1888) e come termine ad quem la richiesta fatta da don Michele Rua (1837-1910) alla Santa Sede della fondazione dell’ispettoria napoletana (1901). Il decreto dell’erezione canonica porta la data del 20 gennaio 1902. Le regioni prese in esame sono ancora quelle continentali dell’Italia meridionale. All’esame della documentazione che occuperà la seconda parte, premettiamo alcuni brevi cenni sulla successione di don Rua a Rettor Maggiore della congregazione salesiana e la sua decisione di fondare l’ispettoria napoletana, sulle case aperte da don Rua nel Mezzogiorno e i suoi viaggi nel sud tra il 1888 ed il 1901 ed alcune indicazioni d’insieme in merito ai documenti delle richieste di fondazioni presentati.
L’intento dello studio è quello di analizzare la corrispondenza intercorsa fra don Bosco e personaggi residenti in Belgio. Si tratta di 220 lettere, scritte fra il 1867 e il 1889, la quasi totalità delle quali furono spedite dal Belgio a Torino prima che i salesiani o le Figlie di Maria Ausiliatrice mettessero colà piede. Solo 23 lettere non sono di cittadini belgi, bensì di don Bosco (18), di altri salesiani di Valdocco (3), di un prete francese (1) e del conte Provana di Collegno (1).
Alla vita della Facoltà teologica nell’Università di Torino per gli anni che vanno dall’Università Imperiale napoleonica alla soppressione (1800-1873) non pare sia stata finora dedicata un’attenzione particolare se si eccettuano gli accenni reperibili in La Chiesa in Piemonte dal 1798 ai giorni nostri (Torino 1887-1904) del canonico Tommaso Chiuso, in qualche memoria sul Seminario o in alcune biografie di membri del clero torinese dell’età della Restaurazione e del Risorgimento.
Proudly powered by WordPress | Theme: Baskerville 2 by Anders Noren.