Don Giovanni Raineri ha descritto la storia delle comunità intermedie a livello di ispettorie in un saggio che non ha riscontri uguali nella letteratura salesiana.
Don Giovanni Raineri ha descritto la storia delle comunità intermedie a livello di ispettorie in un saggio che non ha riscontri uguali nella letteratura salesiana.
L’idea che la comunità è “la risposta” a tutti i problemi, conferisce a tutte le ricerche comunitarie uno slancio, un clima di speranza e una forza di impegno che non si ritrovano nelle discussioni più oggettive o negli sforzi più prosaici di quanti si preoccupano di riformare le istituzioni conferendo loro una nuova struttura ».
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Don Eugenio Valentini, autore di numerosi studi su questioni salesiane, fornisce una comunicazione scritta sulla « comunità nella tradizione salesiana », di cui leggeremo qui di seguito le prime pagine. Richiama certe componenti essenziali della comunità locale delle origini, quando Don Bosco la vedeva espandersi attorno a sé.
P. Giorgio Gozzelino, teologo dell’Ateneo salesiano di Torino, si è proposto di mostrare che il « dialogo » è un valore della tradizione salesiana, che sia per Don Bosco sia per i nostri contemporanei costituisce uno strumento di promozione che sarebbe un errore non valorizzare al massimo.
P. Mario Midali, teologo dell’Ateneo salesiano di Roma, ha voluto abbordare il difficile tema della libertà, del rispetto che l’educatore ne deve avere e del cambiamento di prospettiva che questo rispetto può esigere dalla mentalità religiosa tradizionale.
P. Vittorio Gambino ha ricordato ai discepoli di Don Bosco e di Francesco di Sales — due « umanisti » — che essi devono sviluppare tutto l’uomo e che la loro missione presso i giovani, quindi, ha anche una dimensione politica.
P. Piet Bakker, del Centro catechistico di Amsterdam, ha sviluppato le sue idee su una « catechesi realista », fondata veramente sul « piccolo uomo » tale quale si presenta all’educatore cristiano.
P. Jacinto Azcàrate, autore di un buon lavoro di storia salesiana, si è proposto di mostrare che il « dialogo » è un valore della tradizione salesiana, che sia per Don Bosco sia per i nostri contemporanei costituisce uno strumento di promozione che sarebbe un errore non valorizzare al massimo.
P. Hubert Lecomte comunica le sue riflessioni di sociologo sulla « gioventù povera ed abbandonata », che i salesiani non hanno mai cessato di considerare il campo preferito della loro azione apostolica.
P. Michel Mouillard, direttore del Centro salesiano mondiale della pastorale giovanile, ha espresso i valori propri dell’educatore salesiano, quale sembrano desiderare i giovani da lui conosciuti in Europa ed in America.
L’autore di queste righe ha voluto dire come i salesiani si erano comportati con la gioventù del XIX secolo.
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