Giovanni Bosco – Principi pedagogici-didattici e questioni disciplinari



I dieci brevi documenti riportati in seguito – alcuni forse meno conosciuti che i precedenti nella storiografia salesiana – presentano anch’essi interesse nell’ottica della maturazione e della pratica del sistema educativo di don Bosco. Si tratta di una selezione, necessariamente limitata, di lettere personali a autorità responsabili della pubblica istruzione, a giovani e a educatori, e di circolari su tematiche pedagogico-didattiche.

La prima lettera, indirizzata a uno dei più validi aiutanti nell’Opera degli Oratori, il teologo Borel, è stata redatta tre decadi prima della pubblicazione del fascicolo sul Sistema preventivo nell’educazione della gioventù del 1877. Già nel 1846, don Bosco mostra le sue riserve nei confronti del fatto che uno dei collaboratori, don Giuseppe Trivero, tratti i ragazzi con un certo rigore (“con molta energia”).

Una lettera al provveditore agli Studi, Francesco Selmi, presenta particolare interesse. Don Bosco dà in essa puntuali risposte a critiche riguardanti alcuni dei suoi scritti e mette in evidenza la mancanza di fondamento di determinate accuse formulate contro di lui e contro l’Oratorio di San Francesco di Sales.

Nello scritto inviato al pretore urbano di Torino emergono, d’altra parte, aspetti importanti della situazione reale di Valdocco nel 1865. Vi si fa riferimento ai problemi creati da “certi giovanetti per lo più inviati dall’autorità governativa”. Uno di quei ragazzi “si dimostrò non solo incorreggibile, ma insultò, minacciò ed imprecò il suo assistente”.

Allo studente Emanuele Fassati, don Bosco assicura, invece, che continuerà a pregare per la sua riuscita nello studio, ma aggiunge: “Tu fa uno sforzo: fatica, diligenza, sommissione, ubbidienza, tutto sia in movimento, purché riescano gli esami”.

In questo gruppo di documenti, indirizzati a differenti destinatari, affiorano altri temi che dovevano essere poi ricorrenti negli scritti e interventi di don Bosco: pericoli delle vacanze, disciplina (non intesa come “il castigo o la sferza, cose tra noi da non mai parlarne”, ma come un “modo di vivere conforme alle regole e costumanze di un istituto”).

Rispondendo, nel 1875, al giovane sacerdote salesiano don Giuseppe Bertello sulla maniera di risvegliare l’amore allo studio tra gli alunni, don Bosco consiglia: “Considerali come tuoi fratelli; amorevolezza, compatimento, riguardo”.

Nel 1879, in una lettera al principe Placido Gabrielli, che – in nome dell’Amministrazione dell’Ospizio di San Michele a Ripa – propone di affidare alla Società salesiana la direzione dei giovani di quel centro assistenziale-educativo romano, don Bosco vede con favore la proposta; egli sottolinea, però, che nelle case dirette dai Salesiani “si fa uso di un sistema disciplinare affatto speciale”, chiamato “preventivo, in cui non sono adoperati né castighi né minacce”.

Indice:

157. Lettera al teologo Giovanni Borel…………………………………………….. 458
158. Lettera al provveditore agli studi di Torino, Francesco Selmi……… 459
159. Lettera al pretore urbano della città di Torino……………………………. 461
160. Lettera al giovane Emanuele Fassati………………………………………… 462
161. Circolare: Le vacanze………………………………………………………………. 463
162. Circolare ai Salesiani sulla disciplina………………………………………… 464
163. Lettera al chierico Giovanni Cinzano e ai suoi allievi………………….. 467
164. Lettera a don Giuseppe Bertello……………………………………………….. 468
165. Lettera ad una mamma preoccupata per il figlio………………………… 469
166. Lettera al principe Gabrielli: offerta dell’Ospizio San Michele a Ripa e
pratica del Sistema preventivo…………………………………………………………. 470

Periodo di riferimento: 1846 – 1879

Istituto Storico Salesiano, Fonti salesiane 1: Don Bosco e la sua opera. Raccolta antologica, Roma, LAS 2014, 444-471.

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