Il seguente elaborato riporta le riflessioni emerse dal CG21 rispetto alla formazione intellettuale della vocazione salesiana. Continue reading “Juan Picca – La formazione intellettuale nell’ambito della formazione salesiana”
Il seguente elaborato riporta le riflessioni emerse dal CG21 rispetto alla formazione intellettuale della vocazione salesiana. Continue reading “Juan Picca – La formazione intellettuale nell’ambito della formazione salesiana”
Indice:
Continue reading “Pietro Braido – Pedagogia perseverante tra sfide e scommesse”
Abstract
Vi presento la seconda edizione di « LA FORMAZIONE DEI SALESIANI DI DON BOSCO. PRINCIPI E NORME». Il Documento espone e sviluppa, da una parte, l’insieme dei
principi e delle norme che regolano la formazione salesiana a livello mondiale (servizio all’unità nell’identità); dall’altra, costituisce la base ed orienta il compito delle comunità ispettoriali cui spetta la responsabilità di attuare la formazione secondo le esigenze del proprio contesto culturale, in conformità con le direttive della Chiesa e della Congregazione (servizio all’unità
nella diversificazione). Continue reading “Egidio Viganò – La formazione dei salesiani di Don Bosco”
Abstract
Individuare l’eventuale presenza o assenza dei segni della chiamata di Dio è un’ impresa delicata. Per realizzarla sono necessarie la conoscenza delle norme della Chiesa, dei principi della teologia , della vocazione, dei risultati delle scienze psicologiche e una illuminata prudenza salesiana in sintonia con lo spirito del Fondatore. L’atteggiamento e l’impegno di questo servizio non è volto soprattutto ad ammettere o ad escludere i candidati, ma piuttosto ad orientarli positivamente sulla strada in cui Dio li chiama. Continue reading “Egidio Viganò – Orientamenti e norme per il discernimento vocazionale salesiano”
La presente raccolta di scritti e documenti, quelli più sintetici e incisivi, in gran parte «classici» in rapporto alle esperienze e alle idee di don Bosco, confermeranno l’impressione di un itinerario progressivo e coerente, che coincide con l’intero arco della sua attività religiosa e civile, dal 1845 al 1886. Essi testimoniano la costanza delle ispirazioni e dei principi e la flessibilità degli adattamenti e degli arricchimenti.
Continue reading “Giovanni Bosco – Scritti pedagogici e spirituali”
Nel seguente articolo si offrono alcuni spunti di riflessione sull’aspetto essenziale della personalità di Lutero, ovvero l’intima religiosità, e su una una delle sue espressioni pedagogiche più rilevanti: l’educazione religioso-catechistica.
A cento anni da una lettera pedagogica del 1884 si ripercorrono i tratti salienti come spunto per una riflessione sull’azione di Don Bosco: l’amore educativo e il Sistema Preventivo. Poiché l’autore non è un pedagogista ma un educatore, letterato e dilettante poeta, lo sviluppo della lettera non è sistematico ma temi e motivazioni si accavallano tra di loro.
In questo articolo vengono messi a confronto Ferrante Aporti, educatore sociale, e don Bosco. Sono accomunati dalla stessa sensibilità ‘popolare’ per l’educazione e dall’ispirazione umanitaria cristiana. Mentre differiscono l’uno dall’altro per i destinatari e per i metodi usati, ad esempio Aporti si qualifica soprattutto per gli asili infantili, mentre don Bosco è notoriamente considerato il padre e maestro dei giovani.
Continue reading “Pietro Braido – Stili di educazione popolare cristiana alle soglie del 1848”
Il presente articolo si sofferma sul concetto di religione secondo la prospettiva di Giuseppe Rovea. Religione intesa come paradigma di insegnamento esteso a tutti, non solo credenti e cattolici, ma anche ai non credenti, atei, indifferenti.
Continue reading “Pietro Braido – Dibattito sull’insegnamento della religione”
Due eventi di diversa portata agli inizi e verso la fine dell’esperienza educativa di don Bosco illuminano alcune fondamentali valenze della sua proposta «preventiva»: assistenziale, pedagogica, sociale.
Il primo risale agli anni ’50 e viene rievocato da uno dei primi «oratoriani»,
Giuseppe Brosio (1829-1883)1, che verso il 1880 rilascia una testimonianza su
una contestazione avvenuta all’Oratorio intorno agli anni ’50. Alcuni dei frequentanti si erano sentiti offesi «nell’onore» perché, a loro parere, don Bosco aveva dato loro «del vagabondo e del ladro nei pubblici fogli»: su di essi, infatti, aveva diffuso una circolare per una lotteria «a favore di tanti poveri giovani raccolti nell’Oratorio che andavano vagabondi per le vie e piazze della Città», senza tener conto «che frammezzo a questi vagabondi v’erano anche degli onesti
giovani appartenenti a buone ed agiate famiglie». Tutto potrebbe indurre a un rinnovato approfondimento storico e teorico del «sistema», non offuscato da attuazioni elitarie o «idealizzate». Don Bosco non parte da giovani «selezionati» né arriva ad essi. La sua «esperienza preventiva» tende a diventare «sistema» universale di assistenza, educazione e socializzazione, così com’è stata vista dalla generalità degli osservatori, ammiratori, collaboratori, «cooperatori», biografi. Dalla considerazione dei «giovani più poveri» e
«più pericolanti» egli passa ben presto alla constatazione e alla persuasione che
tutti i giovani in quanto tali, non adulti, non autonomi, dipendenti, in certo senso
«in balia» della società (o privi di «società civile», i «selvaggi»), sono in qualche
modo potenzialmente «abbandonati» e «pericolanti».
In questo lavoro si parla di come è stata ben accolta la strategia educativa innovativa e le idee pedagogiche di Don Bosco in Germania durante la sua vita, attraverso scritti che ne mettevano in luce l’azione benefica e sociale, e oltre: non solo tra uomini della scuola e dell’educazione e negli ambienti religiosi, ma anche nel mondo specificamente pedagogico.
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