Franz Schmid – “L’interesse per Don Bosco delle insegnanti e degli insegnanti cattolici nei paesi di lingua tedesca tra il 1885 e il 1933” in “Percezione della figura di Don Bosco all’esterno dell’Opera salesiana dal 1879 al 1965”

La pubblicazione della prima biografia di don Bosco nel 1883 nei paesi di lingua tedesca suscitò un vivace interesse verso la sua persona e la sua opera. Con la pubblicazione nel 1895 del “Bollettino Salesiano” in edizione tedesca “Salesianische Nachrichten” l’opera di don Bosco e dei Salesiani conobbe larga diffusione.

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Mara Borsi – “L’immagine di Don Bosco nella rivista «Unione» 1921-1965” in “Percezione della figura di Don Bosco all’esterno dell’Opera salesiana dal 1879 al 1965”

La celebrazione del bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco è evento denso di significati. Stare in compagnia di don Bosco e approfondirne lo spirito è sempre un’opportunità ricca di sorprese.

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Francesco Cerruti – Scritti editi e inediti su Don Bosco. Saggio introduttivo, testi critici e note

Alcuni anni or sono, nel 2006, è stato pubblicato il volume: Lettere circolari e Programmi d’insegnamento di don Francesco Cerruti (1844-1917). L’opera che vede adesso la luce, presenta un normale rapporto di continuità con quella pubblicazione. In questo secondo volume- Scritti editi e inediti su Don Bosco – sono raccolti i lavori di don Cerruti riguardanti don Bosco e la sua opera. Continue reading “Francesco Cerruti – Scritti editi e inediti su Don Bosco. Saggio introduttivo, testi critici e note”

Joseph Aubry – “Don Bosco padre dei giovani e servo di Dio”

Don Bosco è un santo ben conosciuto, tuttavia c’è sempre qualcosa da scoprire nella sua figura complessa. Soprattutto se viene guardato non solo in sé stesso, ma nell’aspetto ecclesiale del suo carisma, se viene ricollocato nell’insieme dei costruttori del Regno, sotto la luce dei misteri della nostra fede e dei problemi più scottanti del nostro mondo di oggi, ad esempio la famiglia, la gioventù, l’educazione…

È la prospettiva che ha ispirato le conferenze di questo piccolo libro. Sono state fatte a dei pubblici di genitori, educatori, insegnanti, giovani… Continue reading “Joseph Aubry – “Don Bosco padre dei giovani e servo di Dio””

Peter Gonsalves – “Johnny Bosco’s communication competence. A theory-guided study of Don Bosco’s autobiographical anecdotes: 1825-1835” in “Salesianum”

Based on the premise that the effectiveness of educators is intrinsically linked to their competence as communicators, the author sets out to analyse the early life of don Bosco through his autobiographical writings in the Memoirs of the Oratory.

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Luis Rosón Galache – “Don Bosco nella luce del Risorto. Passione per la vita dei giovani” in “Salesianum”

La gioia del Risorto ha pervaso e animato tutta la vita di Giovanni Bosco. Da vero uomo pasquale, vive tutta la sua vita in chiave di educatore-pastore. E Lui che lo chiama per nome, gli fa vedere i soggetti, il carattere cristiano della sua azione educativa, della sua missione, il metodo e lo stile.

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Giorgio Rossi – “Don Rua e Roma: un rapporto di reciprocità” in “Don Michele Rua primo successore di Don Bosco. Tratti di personalità, governo e opere (1888-1910)”.

Il rapporto tra don Rua e Roma può essere definito dal termine “reciprocità”, inteso nel senso di un vicendevole scambio, di un apporto bilaterale del dare e del ricevere, di un mutuo arricchimento. Lo spessore di questo rapporto reciproco, durato ben cinquanta anni, dal primo viaggio del 1858 all’ultimo del 1908, potrà essere valutato anche dagli accenni che si faranno, che potranno risultare utili riferimenti ad ulteriori approfondimenti. Continue reading “Giorgio Rossi – “Don Rua e Roma: un rapporto di reciprocità” in “Don Michele Rua primo successore di Don Bosco. Tratti di personalità, governo e opere (1888-1910)”.”

Alberto Caviglia – “La Romanità di Don Bosco” in “Salesianum”

Don Bosco è un Santo ed è un Grande : e la santità di Lui si compenetra nella grandezza, senza che questa abbia ad essere obnubilata da quella. Perchè, pur non prendendo mai atteggiamenti e pose statuarie di grande, e, senz’altro, dissimulando l’essere suo nella semplicità bonaria delle apparenze, operò cose grandissime che hanno permeato del suo spirito il mondo moderno, ed ebbe animo e concetti d’una profondità ed ampiezza, che solo ora viene a volta a volta rivelandosi con volerlo conoscere più d’appresso.

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Alberto Caviglia – “Un documento inesplorato: la « Vita di Besucco Francesco scritta da Don Bosco e il suo contenuto spirituale” in “Salesianum”

Quando il Besucco entrò all’Oratorio di Don Bosco, aveva tredici anni e cinque mesi giusti : « tra giovane e fanciullo età confine » : età nella quale, precorrendo i tempi per l’intensità del lavoro compiuto dalla « predilezione di Dio » e dall’opera concorde di una saggia direzione e d’una spontanea arresa del cuore, si trovavano già segnati i primi lineamenti della persona spirituale : quelli d’un tipo austero di mortificazione, di preghiera, di precisione : una creatura
in cui la pietas era una seconda natura, e lo spirito di mortificazione un bisogno dell’anima qualche cosa dello spirito aloisiano.

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Alberto Caviglia – “La « vita di Besucco Francesco » scritta da D. Bosco, e il suo contenuto spirituale” in “Salesianum”

Questa è la sostanza e il contenuto del documento, e la sua preziosità è riposta nell’aver voluto Don Bosco consegnarvi il suo pensiero e le sue vedute: il suo programma.

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Alberto Caviglia – “Il « Magone Michele », una classica esperienza educativa” in “Salesianum”

La simpatica ed attraente biografia del piccolo convertito di Carmagnola (Michele Magone), dev’essere letta da noi come un libro d’idee. A differenza degli altri giovanetti di cui Don Bosco scrisse la Vita, i quali a lui pervennero già predisposti, e in parte preparati, il monello, condotto in soli quattordici mesi « ad un meraviglioso grado di perfezione cristiana », è un prodotto puro ed esclusivo della pedagogia di Don Bosco: di quella pedagogia fatta, si direbbe, specificamente per il tipo più comune dei giovanetti a cui Don Bosco si era consacrato ; ragazzi che si sarebbero perduti se Egli, il Santo, non li salvava.

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Alberto Caviglia – “Il « Magone Michele », una classica esperienza educativa (Continuazione del fascicolo precedente)” in “Salesianum”

Invero il buon Michele, definito, come leggemmo, buono di cuore, ci presenta, tra i lineamenti del suo bollènte temperamento, quella forma di buon cuore che si chiama generosità, nella quale cioè si contiene il lavoro volitivo di una virtù attiva; quello di donarsi, di spendersi per gli altri.

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