Pietro Stella – “Le pratiche di pietà dei e salesiani dalle origini della congregazione alla morte di don Bosco” in “La vita in preghiera del religioso salesiano”

Un tempo, tutte le mattine, i salesiani partecipavano alla messa insieme ai loro alunni degli internati ed esternati; negli internati ordinariamente con loro recitavano il rosario durante la celebrazione, si alzavano in piedi con loro al vangelo senza interrompere la catena delle Ave Maria, proseguivano la recita fino a quando il serviente avvertiva scampanellando ch’era il momento della elevazione. Ci si raccoglieva allora in silenzio genuflessi per qualche istante, poi si continuava il rosario fin quasi al Pater noster. Allora generalmente si dava inizio agli Atti prima della comunione… Tutti ricordiamo le reazioni più o meno vivaci che cominciarono a destarsi nel dopoguerra contro questo modo di partecipare alla messa. Tutti conosciamo le ansie dei superiori e di molti benemeriti confratelli che appellavano alla necessità di mantenere le nostre tradizioni. Non vogliamo rievocare la riflessione teologica e liturgica maturata in questi ultimi decenni, piuttosto vogliamo chiederci in forza di quali elementi le «pratiche di pietà» in uso nelle case salesiane nel secolo scorso assunsero quelle modalità e quelle proporzioni che, nel loro complesso, perdurarono senza molte scosse fino all’ultimo dopoguerra. Molti altri fatti nuovi sono intervenuti e premono sulle strutture socio-religiose proprie della Società salesiana. Nuovi tipi di attività educativa portano a modificare tutto il rapporto dei salesiani con il campo del loro apostolato: portano cioè a modificare la disciplina religiosa, la disciplina delle «pratiche di pietà», la stessa terminologia, ma secondo le esigenze dei tempi; appunto per rimanere fedeli allo spirito di Don Bosco e per mantenere al carisma del fondatore, oggi, la sua capacità lievitatrice.

INDICE:

  • I. Liturgia e devozioni private:
    • Prevalere delle devozioni sulla pietà liturgica nell’età moderna fino a tutto l’Ottocento
  • II. Dalle pratiche del buon cristiano a quelle del religioso salesiano:
    • Le pratiche di pietà del buon cristiano
    • Altre pratiche del buon cristiano
    • Gli esercizi del buon cristiano e l’unificazione della Catechesi in Italia
    • Graduale stabilizzazione e codificazione delle pratiche di pietà salesiane
    • Tendenza all’omogeneità delle pratiche in tutta la congregazione
    • Condizionatori sociali favorevoli alle «pratiche di pietà»
  • III. Pratiche di pietà e finalità apostoliche della Società salesiana:
    • Valore primario della pietà individuale e valore secondario di quella comunitaria
    • Primaria funzione ascetica delle «pratiche di pietà» salesiane
  • Rilievi conclusivi

Periodo di riferimento: 1859 – 1888

P. Stella, Le pratiche di pietà dei e salesiani dalle origini della congregazione alla morte di don Bosco, in La vita di preghiera del religioso salesiano (Lyon, 10-11 settembre 1968),  Elledici, Leumann (Torino) 1969 (Collana: Colloqui sulla vita salesiana, 1), 13-28.

Istituzione di riferimento:
Università Pontificia Salesiana (UPS)
Università Pontificia Salesiana (UPS)

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